
Leggevo un po' di tempo fa in un libro di divulgazione scientifica che se immaginassimo la caduta di un grande albero secolare in una foresta, saremmo tutti sicuri che questo, abbattendosi al suolo, produrrebbe un enorme frastuono, accresciuto anche da quello prodotto dagli altri alberi che coinvolgerebbe nella rovinosa caduta. La cosa interessante della lettura era l'affermazione immediatamente successiva, che: se nessuno fosse presente ad assistere all'evento, il frastuono non si produrrebbe!
Infatti il "suono" è unicamente l'"interpretazione" del sistema uditivo (non solo umano) della compressione dell'aria prodotta da un corpo in movimento in presenza di atmosfera. Tant'è vero che le esplosioni che sentiamo nelle battaglie fra le astronavi dei film di fantascienza servono solo per arricchire la finzione scenica, ma nel vuoto, in mancanza di atmosfera, non si produce compressione e quindi i rumori sono... semplicemente inesistenti.
Per cui se il nostro apparato uditivo fosse diverso, potremmo, invece dei rumori, percepire dei bagliori o, che sò, sentire delle vibrazioni, o altro... fatto sta che potremmo non essere più in grado di gustare la nostra musica preferita, perlomeno nei termini che la concepiamo ora.
Di conseguenza, per analogia, un meraviglioso paesaggio verde..., un rosso tramonto sul mare..., spiagge bianche ombreggiate da palme..., barriere coralline con miriadi di pesci multicolori... (solo per elencare alcune cose che ci affascinano), rivelano il loro carattere spettacolare attraverso il nostro apparato visivo che "interpreta" (similmente a quello uditivo) le onde luminose e quindi, ancora una volta, avvalendosi di una stretta simbiosi con la nostra straordinaria capacità emozionale, arricchisce le immagini con sensazioni che possono arrivare ad essere affascinanti al pari di quelle che ci suscita un particolare gradito brano musicale.

A questo punto debbo cominciare a chiedermi quanti avranno già abbandonato la lettura di queste disgressioni: probabilmente sono rimasti solo alcuni volonterosi che vogliono capire dove "vado a parare", e allora, senza voler approffittare oltre cerco di concludere.
Dall'inverno 2003 abito nella bellissima isola di Phuket situata nel sud della Thailandia, quest'isola suscita appunto le emozioni e i sentimenti di cui accennavo sopra, i paesaggi sono stupendi ed ogni volta che percorro le coste, le colline e le spiagge rimango coinvolto come fosse la prima volta. Malauguratamente però l'"abitudine" fa sì che col tempo le emozioni si affievoliscano per cui la divagazione di questa pagina vorrebbe essere un modo per prevenire questa eventualità "fissando" maggiormente queste delizie attraverso il dovuto riconoscimento alla nostra capacità intellettiva di provare emozioni per quanto ci circonda. Inoltre la pubblicazione di questi appunti in internet mi permette di condividere questi luoghi con chi ne fosse interessato, o anche solamente incuriosito, per cui in queste pagine provo a raccontare alcune cose di (parafrasando un altro sito che gestisco) Phuket... e dintorni. Non sono un conoscitore del luogo, nemmeno della storia e della cultura... semplicemente, abito qui e quindi, pur con tutti i limiti, alcune cose le posso descrivere, ed ho anche scelto una forma colloquiale appunto per poter ritornare sui miei passi e correggermi ogni volta che sarà necessario, per cui invito chi avrà la pazienza di leggere queste pagine di considerarle il frutto di riflessioni personali frammiste a dati inequivocabili per la cui distinzione vedrò di agevolare il lettore.

Chi sono? Mi chiamo Roberto, e detto questo non aggiungo altro. Immagino che una mia delineazione si concretizzerà meglio dalle mie esposizioni che troverete sviluppate nelle seguenti pagine, piuttosto che da una auto-presentazione. Come dire: sono quello che leggerete. Comunque se sei fra i più curiosi, che vogliono almeno vedere una mia foto (pur facendolo a proprio rischio...), allora .
Finalmente, direi si possa iniziare una sommaria descrizione dell'Isola con un lusinghiero

«Definita dall'industria turistica 'la perla del sud', Phuket è
la più grande isola della Thailandia (810 kmq), oltre a esserne una
delle province, la più ricca del paese. Per quanto il turismo rappresenti
la principale fonte di guadagno (insieme a stagno, caucciù e anacardi),
l'isola è abbastanza grande da poter accogliere tutti coloro che, con
diversi livelli di budget, cercano una fuga dalla realtà.
Chiamata in precedenza Ko Thalang e prima ancora Junk Ceylon (distorsione
inglese del nome malese 'Tanjung Salang', ovvero 'Capo Salang'), Phuket ha
una cultura tutta sua in cui confluiscono influenze cinesi e portoghesi (come
per la vicina Malaysia occidentale), mischiandosi con quelle chao naam, una
popolazione indigena nomade dell'oceano, e con la cultura thailandese meridionale.
Circa il 35% della popolazione dell'isola è composta da musulmani thailandesi
e le moschee battono i templi buddhisti per numero (38 moschee contro 37 wat).
Situata nel Mar delle Andamane, lungo la costa occidentale della Thailandia
meridionale, l'isola ha un territorio incredibilmente vario, con spiagge rocciose,
lunghe e ampie spiagge sabbiose, scogliere di pietra calcarea, colline ricoperte
da foreste e vegetazione tropicale di ogni tipo. In tutta l'isola abbondano
deliziosi piatti di mare, mentre vi sono diverse isole nei dintorni ottime
per lo snorkelling e le immersioni subacquee.
I paragoni con Ko Samui, lungo la costa orientale, e con le altre isole thailandesi,
sono ovviamente inevitabili. In breve, a Phuket ci sono più cose da
fare, anche se questo implica il fatto di dover spendere anche più
soldi. Ci sono più turisti a Phuket che su qualsiasi altra isola, ma
sono tutti quanti concentrati in determinate spiagge (Patong, Karon e Kata).
Le spiagge come Nai Harn e Kamala sono relativamente tranquille, nonostante
i loro importanti insediamenti turistici, mentre Nai Yang, Nai Thon e Mai
Khao, a nord, sono ancora relativamente intatte. Le spiagge di Ko Samuj, invece,
dal punto di vista dello sviluppo sono ormai sature per tutto il perimetro
dell'isola.

Lo sviluppo a Phuket è stato influenzato dal fatto
che l'isola è collegata alla terraferma da un ponte, con una conseguente
maggiore circolazione di veicoli rispetto a qualsiasi altra isola del paese.
L'alta ricchezza pro capite di Phuket significa che c'è molto denaro
potenzialmente disponibile per investimenti. Si è probabilmente giunti
a una svolta quando è stato costruito un Club Méditerrané
a Hat Kata, seguito a ruota dalla costruzione del più lussuoso Phuket
Yacht Club a Hat Nai Harn e del Le Meridien a Karon Noi (baia del relax).
Tutto questo ha significato la fine del lungo decennio dei bungalow a buon
mercato, iniziato nei primi anni '70, quando sorse vicino a una lavanderia
una guesthouse da 10Baht a Patong. Le sistemazioni a buon mercato sono da
tempo scomparse, rimpiazzate da diversi alberghi e complessi di bungalow,
alcuni progettati in modo pessimo, altri piuttosto carini.
È ormai tramontato il periodo in cui si pensava a fare soldi velocemente
senza curarsi della salvaguardia dell'ambiente. Molte strutture sulla spiaggia
oggi guardano più in avanti e fanno progetti a lungo termine: certo
non tutte, ma senz'altro una percentuale decisamente maggiore rispetto a Ko
Samui, Ko Pha-Ngan, Ko Tao a anche Ko Chang (anche se il numero complessivo
degli alberghi sulla spiaggia in quest'ultima isola è ancora talmente
basso da rendere per ora minimo l'impatto di eventuali progetti che non tengano
in considerazione l'ambiente). In nome di questa politica lungimirante, il
visitatore di Phuket paga in pratica un tributo, visto che i prezzi sono ovunque
più alti rispetto alle altre isole.
D'altro canto, la crescita generale del consumismo, visibile lungo le principali
strade dell'isola, nuoce alla sua bellezza: nella metà meridionale
dell'isola ogni mezzo chilometro potete trovare un allevamento di serpenti,
un cantiere in piena attività, enormi cartelloni pubblicitari, progetti
per la costruzione di condomini realizzati a metà, agenzie di viaggi
o negozi di artigianato 'acchiappaturisti'. Le spiagge dell'isola sono relativamente
incontaminate, la parte settentrionale dell'area interna rimane la principale
attrattiva e sembra che le autorità provinciali e il settore degli
affari l'abbiano finalmente capito.
La morfologia di Phuket è più varia che in qualsiasi altra isola della Thailandia, e le sue ampie dimensioni hanno favorito lo sviluppo di microclimi in diverse zone. Se avete tempo, vale la pena di esplorare tutta quanta l'isola. Non perdetevi la zona interna, ricca di campi di riso, piantagioni di caucciù, noci di acagiù, cacao, ananas, noci di cocco, accanto a ciò che rimane della foresta pluviale di Phuket.»
Che tempo fa oggi a Phuket:
La descrizione di Phuket è tratta dalla guida: Thailandia edita da "lonely planet"
L'ultima
modifica a questa pagina è stata fatta il
14 Agosto, 2009
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