Ciao Phuket
Negozio online di abbigliamento thaiAbbigliamento onlineClic qui

Cronaca DI UNA ESPERIENZA DEL giorno dello Tsunami

La sera del 25 dicembre mi trovavo a casa di Marco, una graziosa casettina con vista mare su una collina di Kata, con noi c’era Martino e fra le varie cose su cui dovevamo prendere gli ultimi accordi vi era l’escursione della mattina successiva per andare ad osservare la barriera corallina di Nai Harn dove vi vedono meravigliosi e colorati pesci. Come però spesso ci succede, ci siamo lasciati avvinghiare in una di quelle interminabili e gustose discussioni dalle quali non si ricava mai nulla, ma in compenso fanno passare le ore in un attimo e quindi, alle tre di notte, ci siamo lasciati rimandando ad un orario non meglio definito la nostra escursione.

La mattina seguente, approssimatamente alle ore dieci, ancora insonnolito stavo bevendomi il caffé quando alcune vicine di casa, affacciandosi alla finestra e con voce concitata mi gridavano woterfull, woterfull! Io conosco solo una decina di parole d’inglese e gli abitanti della zona lo parlano in modo pessimo, quindi rispondevo che non capivo, allora Lamniae mi ha preso per mano trascinandomi verso il mio motorino e salendo dietro a me mi indicava di partire dandomi la direzione del mare, mi ci è voluto solo una manciata di secondi per realizzare che c’era qualcosa che non andava nel traffico sulla Patak Road, oltre ad essere più sostenuto del solito, tutti andavano nella direzione opposta alla mia. Fatte poche centinaia di metri e superata la curva del Tempio che porta al centro di Karon, ho potuto vedere, a poche decine di metri, la strada completamente allagata e le persone che correvano con l’acqua al ginocchio, non capivo cosa potesse essere successo, le fognature sono molto modeste quindi non potevano provocare un rigurgito simile, l’acqua per l’uso domestico viene prelevata dai pozzi per la mancanza dell’acquedotto e d’altronde il mare era a varie centinaia di metri e quindi non poteva essere acqua marina. Lamniae mi batteva sulla schiena gridando cambek, cambek (ritorniamo, ritorniamo) e pur non capendo cosa stavo vedendo ero concorde che l’idea era buona.

Ritornato a casa ho trovato tutti gli inquilini che si stavano allontanando velocemente, quindi ho infilato rapidamente il mio computer nello zaino e ho ripreso a percorrere la Patak Road, questa volta però nella direzione opposta, infilandomi nel traffico che diventava sempre più intenso, Lamniae era con me e su un’altra moto è venuta con noi Ke con la sua bellissima Ploi che quel giorno stava compiendo i due anni. Percorrendo la strada, ad ogni laterale in direzione mare che trovavamo, vedevamo acqua e gente che scappava, i semafori erano tutti spenti e il cellulare non funzionava, quindi era successo qualcosa di grave e l’acqua che aveva invaso tutto era proprio quella del mare: ma come è possibile? -mi chiedevo- come può il mare alzarsi così, in un colpo?
Intanto il traffico diventava sempre più intenso, la strada era piena all’inverosimile, tutti scappavano con ogni mezzo, motorini con sopra quattro o cinque persone, gente che si inerpicava sul pendio ripido della collina, camioncini scoperti con 15 / 20 persone ed altri che salivano al volo, un turista scappava a piedi trascinandosi la barcollante valigia con le rotelline: mi sembrava di vivere la scena di quel film in cui la gente fugge dall’ondata in arrivo che poi travolgerà tutti.
E il “nostro film” che stavamo vivendo, quale epilogo avrebbe avuto?

Ormai il traffico scorreva lentissimo, a passo d’uomo, alcune frizioni delle automobili cominciavano a puzzare... Superata Kata e vicinissimi alla casa di Marco, abbiamo deciso di salirvi per avvisarlo nel caso non fosse ancora al corrente dell’accaduto. Pensavamo di raggiungere il nuovo Tempio in cima al monte che ci stava di fronte ma ci siamo resi conto che non sarebbe stato possibile, anzi, se fosse scoppiato il caos sarebbe stato anche pericoloso per cui abbiamo pensato di porre termine alla nostra fuga. Poco dopo Martino è riuscito a comunicarci di essere sul promontorio di Phromthep e avrebbe cercato di raggiungerci, infatti dopo meno di un’ora è arrivato con la moglie Ho e il figlio Tiziano di un anno, nel frattempo la collina si era riempita di sfollati: bambini ignari di quanto stava succedendo e anziani impauriti ma aiutati dai più giovani.
Con il binocolo potevamo osservare il mare, era tranquillo ma il suo colore non era più verde-azzurro ma grigio-marrone, probabilmente per tutta la sabbia in sospensione, e pieno di detriti.
Immediatamente Martino è ripartito per andare a prendere latte e pannolini per Tiziano e per fotografare il disastro nella zona di Rawai dove lui abita. La TV continuava a trasmettere le solite telenovelas dando ogni tanto brevi quanto inutili e incontrollati resoconti sulla tragedia senza dare informazioni su COSA era avvenuto e COSA AVREMMO DOVUTO ASPETTARCI NELLE ORE SUCCESSIVE e quindi, DETERMINARE RAZIONALMENTE IL NOSTRO COMPORTAMENTO! Addirittura per alcune ore i notiziari erano, come di solito, interrotti dalla pubblicità commerciale! Col passare delle ore i notiziari si facevano più frequenti e non erano più interrotti dalla pubblicità ma i giornalisti, con l’espressione del “pesce lesso” e gli stessi atteggiamenti e le medesime movenze di quelli italiani, consapevoli narcisisti del loro monopolio, continuavano ad aggiornare improbabili dati sull’entità della catastrofe. Nel frattempo, con la connessione ad internet, funzionante a singhiozzo, siamo riusciti a capire da alcuni dispacci d’agenzia cosa era successo: ma a noi, tutti noi, serviva sapere quello che nessuno pensava di doverci dire: COSA AVREBBE POTUTO SUCCEDERE ANCORA? COSA DOVEVAMO FARE?
Intanto Martino era ritornato con testimonianze drammatiche e Marco è partito a sua volta per raccogliere testimonianze in altre zone.
Quindi ognuno di noi aveva qualcosa da fare, il mio compito era raccogliere informazioni tramite Internet e, nei momenti che la connessione non andava, mi occupavo di Ploi e di Tiziano che si contendevano, come al solito, il privilegio di starmi in braccio.

A metà pomeriggio ho trovato il sito dell'osservatorio sismologico italiano I.E.S.N. (Italian Experimental Seismic Network) e a inviarvi una mail con la richiesta di informazioni affidabili sull’accaduto e di consigli su quale avrebbe dovuto essere il nostro comportamento nelle ore/giorni successivi, purtroppo subito dopo l’invio del messaggio la connessione ha smesso di funzionare. Nel tardo pomeriggio camioncini della polizia percorrevano le strade e con altoparlanti invitavano a non scendere in prossimità del mare e quindi abbiamo passato la notte in collina lavorando alla selezione delle immagini scattate ed alla loro elaborazione per metterle in Rete, verso il mattino la connessione ha ripreso a funzionare per cui abbiamo allestito in Internet la pagina www.polesine.com/phuket-maremoto con una selezione delle immagini scattate, inoltre abbiamo potuto finalmente leggere la risposta di Francesco, il responsabile dell’osservatorio sismologico interpellato, con tutte le informazioni di cui avevamo tanto bisogno, gli abbiamo risposto subito e a sua volta ci ha rimandato una nuova mail nella quale sprizzava gioia nel risentirci sani e salvi dopo tante ore di silenzio, e da allora ci manda costantemente gli aggiornamenti della situazione sismologica e i preziosi consigli su cosa fare e cosa evitare.

Nei giorni successivi Marco e Martino andavano a fotografare le varie località della zona e a documentare l’inizio dei lavori di sgombero che io selezionavo e aggiungevo al sito Internet che nei sei giorni successivi ha superato le 12.000 visite, inoltre riceviamo numerose comunicazioni di persone che cercano amici e parenti scomparsi: in questa situazione non possiamo fare molto, inoltre il nostro lavoro è rallentato da alcune difficoltà nell’uso della posta con tin.it, ma cerchiamo almeno di rispondere ad ognuno.
Fortunatamente Phuket non è nelle terribili condizioni in cui si trovano altri Paesi dell’area colpiti dallo Tsunami, nei giorni scorsi ho visitato il Phuket Bangkok Hospital e l’ospedale di Patong, nonostante l’emergenza visibilissima, se la cavano con soddisfacente professionalità. Quindi escludo l’eventualità di epidemie ed i lavori di sgombero sono iniziati ovunque, i mezzi molto spesso sono pochi e inadeguati: ci vorrà molto tempo per cicatrizzare questa profonda ferita che ha deturpato questa parte del mondo.

Roberto Zanetti da Karon Beach Phuket Thailand

Le prime due foto contenute in questa pagina le ho scattate mentre ero incolonnato con il motorino nella fila dei fuggiaschi; la terza foto mi ritrae al sicuro, in collina, con in braccio Tiziano e Ploi che ha compiuto 2 anni quel giorno.


Per contattarmi invia un mail



Data dell'ultima modifica a questa paginaL'ultima modifica a questa pagina č stata fatta il 3 Aprile, 2010

 

0014570

Link esterno al sito www.ezeta.net

 Traduttore

    
 Servizi consigliati...
Boomerang Village

Maurothai a Patong

Ristorante Pizzeria Sorrento a Kata

Sartoria vestiti su misura a Nai Harn

Orchid Bungalows

Som Massage
    
 Il cambio valuta
    
 L'ora e il tempo di Phuket