
Fra i vari argomenti fin'ora trattati credo che questo, riguardante le culture, sia il più complesso ma mi proverò a contestare affermazioni e atteggiamenti di quegli occidentali che ritengono i thailandesi (per dirla con parole edulcorate) ad uno stadio evolutivo inferiore al nostro e, per conseguenza, con una intelligenza molto contenuta.
Capisco che queste convinzioni si radicano giorno per giorno attraverso innumerevoli esperienze che ne sembrano confermare inequivocabilmente la veridicità e che inesorabilmente generano un atteggiamento (questo va detto in modo crudo) razzista, ma non le condivido! Non per ragioni etiche o morali ma semplicemente perchè le "razze umane" sono una costruzione culturale (inesistenti nella realtà) utilizzata per secoli a giustificazione dell'oppressione di popolazioni intere e a millantare una presunta superiorità dei bianchi. Analoghi obbiettivi hanno sempre avuto i test per misurare il quoziente intellettivo (QI) che in realtà misurano solamente il grado di integrazione del soggetto in una determinata società.
Ritengo che ognuno debba avere, nei confronti degli altri, il diritto di esprimere sentimenti di indifferenza o d'amore o, anche, di odio, ma specialmente in quest'ultimo caso, il sentimento deve essere provato esclusivamente per quello che gli altri sono e non per quello che pensiamo siano!
Quindi solo l'ignoranza (la non conoscenza) può sostenere l'esistenza di razze umane inferiori ad altre, e chi lo sostiene (se non è coscientemente mosso da interessi ben precisi da difendere) è un apostolo inconsapevole di convinzioni profondamente incivili che la scienza ne ha definitivamente sbugiardato da tempo ogni validità.
Il fatto curioso è che solitamente chi è razzista lo nega, propugnando paradossalmente, un razzismo senza razzisti.
Una variante più morbida di razzismo si identifica nell'etnocentrismo che considera la propria cultura come superiore alle altre per modi, stili, abitudini e tradizioni, della quale molto spesso si ha una conoscenza più inconscia che consapevole, per cui, frequentemente, gli individui appartenenti ad una determinata cultura non percepiscono la loro condotta regolata da tali norme che impongono un comportamento e ne inibiscono un altro, ma con buona pace del magnificato "libero arbitrio" credono di constatare l'ovvio, mentre ogni scettico sà che deve diffidare di ogni ovvietà e di ogni convinzione personale non sostenuti inequivocabilmente.
Invece, al contrario, ognuno è tenacemente attaccato alle proprie convinzioni da ritenerle oggettive senza ombra di titubanza, inibendo così il proprio e altrui progressivo arricchimento. In questa deformazione gli europei sono sempre stati abili maestri, ma non gli unici detentori.
Ciò che voglio dire è che abbiamo moltissimi limiti di comprensione dei vari fenomeni con i quali veniamo a contatto e le forti limitazioni cognitive soggettive o di gruppo ci impediscono una necessaria analisi libera da pregiudizi. Se ciò non bastasse si aggiunge la difficoltà di "cercare di capire" una cultura con gli (spesso spuntati) strumenti di un'altra cultura, solitamente inadeguata a questo compito di cui non ha pertinenza.
Quindi chi non ha un minimo di conoscenze specifiche che gli permettano di pronunciarsi consapevolmente, ben difficilmente potrà focalizzare qualcosa di diverso da quanto inculcatogli a sua insaputa dalle condizioni sociologiche in cui è inserito. Quindi, ben vengano le analisi e i confronti, purché fatti con rigorosità tale da vedere pregi e limiti, ovunque essi siano...
Ma non è finita qui, e le cose si complicano ulteriormente: se per millenni le società asiatiche hanno avuto rari rapporti con le culture occidentali, in questi ultimi decenni invece si sono raggiunti livelli notevoli di scambi di ogni tipo che si inseriscono prepotentemente nella vita quotidiana. Ne accenno brevemente a due:
1) la martellante propaganda fatta dai mezzi d'informazione delle merendine confezionate e della moda dei fast food, sta producendo la prima generazione di obesi fra i bambini e gli adolescenti thailandesi, convinti (assieme ai genitori) di fare un "salto" verso la modernità e l'occidente;
2) l'abbandono dei comportamenti semplici e discreti, tipici della tradizione Thailandese, con conseguente accettazione pressochè totale dei meccanismi speculativi tra i thai che hanno interessi commerciali con gli stranieri, tanto da indurli a considerare questi ultimi come dei "polli da spennare" invece che, eventualmente, le classiche "galline dalle uova d'oro".
Solitamente si dice che le integrazioni culturali sono sinonimo di arricchimento intellettuale, ma pensando agli esempi appena descritti viene spontaneo dire che, purtroppo, non è sempre così, infatti il primo esempio fa leva sull'ingenuità, mentre il secondo prevede di fare emergere dall'inconscio i comportamenti predatori animali del periodo pre-homo: infatti la società odierna che pone gli uni in perenne competizione contro gli altri, altro non è che la forma edulcorata (e per questo aggravata) della selvaggia Legge della Jungla, tuttavia l'Homo ha detto di essere Sapiens (due volte).
... Ma lasciamo spazio a quanto afferma la scienza antropologica che certamente ha l'autorevolezza per affrontare al meglio il problema:
antropologicamente le culture si presentano come il variegato e complesso insieme dei costumi, credenze, atteggiamenti, valori, ideali e abitudini..., consolidati nel tempo, delle diverse popolazioni o società del mondo.
La cultura quindi è appresa e non è riducibile alla dimensione biologica dell'uomo. Ad esempio il colore della pelle non è un tratto culturale bensì una caratteristica genetica.
Poiché la cultura viene appresa, ed essa è il necessario risultato di ben precise condizioni sociali materiali (non ideali), va da sè che le persone che vivono in luoghi differenti avranno differenti culture, anzi, addirittura elementi comuni tra le culture avranno quasi sicuramente significati diversi. Oltre a ciò, le persone che fin dall'infanzia sono state portate in un contesto sociale differente da quello dei loro familiari, assimilano tutti i caratteri culturali del nuovo contesto senza mantenere traccia genetica del vecchio.
Il giurista statunitense Lewis Morgan (1818-1881) visse per anni con i nativi del Nord America studiandone le antiche abitudini che espresse nel testo "La società antica" nel quale fece proprio il modello evoluzionista, affermando che l’intera specie umana aveva attraversato tre fasi (selvaggia, barbara e civile), ulteriormente tripartite in tre periodi (antico, medio e recente). La possibilità per le varie società umane di entrare nell’una o nell’altra delle classificazioni proposte da Morgan dipendeva dagli sviluppi dei modi produttivi: l’agricoltura permise il passaggio dallo stato selvaggio a quello barbarico, l’industria e il commercio permisero il passaggio alla civiltà.
L'aspetto stupefacente dello studio di Morgan è che i passaggi dalla situazione selvaggia, barbara e civile, non sono concepiti come un costante miglioramento delle stesse per le necessità umane, ma al contrario, si profilano come una progressiva e decadente involuzione.
A dire il vero già altri studiosi, prima di Morgan avevano dedotto le stesse cose, ma lui ne fornì le prove, ottenute vivendo in società arcaiche.
Le elaborazioni di Morgan furono riprese e approfondite magistralmente da Friedrich Engels, in "L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato" (1884), e, seppur indirettamente, anticipato in "Parte avuta dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia" (1876).
Chi avesse il tempo e la volontà di leggere questi due saggi non ne rimarrà deluso e potrà, assieme a me e a chissà quanti altri, chiedersi perchè uno scienziato con un tale acume venga marginalizzato e, a volte, brutalmente censurato, se corrisponde al vero la segnalazione ricevuta tempo fa che mi informava: "alla Biblioteca Nazionale di Roma le opere di Engels non sono classificate nel computer, sono state messe nel cassetto”.
Per finire... tre cose:
1) è di questi giorni la proposta del ministro Mastella volta a dichiarare reato il negazionismo, e dunque a perseguirne i sostenitori penalmente, come se la storia fosse di competenza della Magistratura anziché degli storici! La giustificazione ufficiale è quella di colpire chi incita all'odio razziale (come se non ci fossero già leggi preposte a questo). Ma è proprio di oggi 8 febbraio 2007 la notizia che "Roberto Piccardo, portavoce dell'Ucoii (Unione della comunità e organizzazioni islamiche in Italia), è indagato dalla procura di Roma perché, con alcune pubblicazioni sul sito internet www.islam-online.it, "incitava a commettere violenze e atti di provocazione alla violenza per motivi razziali e religiosi". Insieme al portavoce è stato indagato anche il presidente Mohamed Nour Dachan. A carico di quest'ultimo l'ipotesi di reato è di aver diffuso "idee fondate sull'odio razziale e religioso" facendo pubblicare sul Quotidiano Nazionale, l'inserzione a pagamento "Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane", apparsa il 19 agosto 2006." (da Repubblica). Quindi oggi dire che gli eccidi degli israeliani ricordano quelli dei nazisti, nella civile e libera Italia può costare il carcere...;
2) ... invece Oriana Fallaci (recentemente scomparsa) che per anni si è distinta come una dei più attivi araldi dell'odio razziale e religioso, diffondendo con crudele ferocia, tramite i maggiori mezzi di comunicazione, un infinito disprezzo per neri, semiti e musulmani, per le sue esternazioni non ha corso rischi, ha invece ricevuto encomi e onorificenze ufficiali solitamente riservati ad autorevoli personalità...
3) Mi chiedo: perché proprio dal civile Occidente "libero e democratico", inspiegabilmente, nascono gli eserciti più potenti, i più grandi traffici di armi, le guerre con le più risibili motivazioni, la pretesa di avere l’esclusivo diritto alle armi atomiche, le guerre per procura, le minacce e gli embarghi a chi non si sottomette. Ma non basta. Chi si ribella alle prepotenze viene immediatamente etichettato "terrorista" con la codarda complicità dei giornalisti che non perdono una sola occasione per usare questo termine, con la tecnica collaudata che una bugia ripetuta molte volte diventa verità.
Se anche non avessi nessuna delle conoscenze che ho cercato di esprimere in questa pagina, basterebbero questi soli tre esempi (e infiniti altri se ne potrebbero fare) per impedirmi di credere d'essere portatore di qualsivoglia millantata superiorità. La cruda realtà è che, pur con le inevitabili differenze, volenti o nolenti... siamo tutti nella stessa barca. E per "tutti" intendo tutti!
Questa pagina è stata creata
l'8 febbraio 2007
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