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informazioni su PhuketEscursione in Laos - osservazioni

Phuket – Vientiane – Luang Prabang – Phuket

Maggio 2007

Il presente testo è composto dai seguenti argomenti:

Preparazione del viaggio e partenza
(con foto di Vientiane);

Vientiane
(con foto di Vientiane);

Luang Prabang
(con foto di Luang Prabang);

Impressioni
(con foto del Mekong e cascate Kuang-Si);

Osservazioni antropologiche inevitabili
(con foto del Mekong e grotte Pak-Ou).

 

OSSERVAZIONI ANTROPOLOGICHE INEVITABILI

Innanzitutto una premessa:

ritengo che un viaggio, pur con l’intento turistico, non possa esimersi dall'avere anche una valenza di carattere culturale che permetta di arricchire maggiormente la conoscenza di quegli aspetti degli altri che sembrano maggiormente distanti dalle nostre aspettative, infatti è solo attraverso la conoscenza che si cresce culturalmente determinando le condizioni per annullare i pregiudizi.

Dopo la premessa, una precisazione:

il termine antropologia deriva dal greco ànthropos (uomo) e lògos (studio), infatti è la scienza che studia l'uomo dal punto di vista sociale, culturale (ma anche fisico, di cui, tuttavia, non siamo qui interessati).

Alcune pur brevi osservazioni di questo carattere si imporrebbero per comprendere meglio ogni popolo, ma a maggior ragione per il Laos che, assieme a pochissimi altri Paesi, rievoca, direttamente o indirettamente, percezioni contrastanti, spesso determinate da un misto di ignoranza e preconcetti molte volte interessati. Di questo ho potuto averne una ennesima conferma anche nelle mie ricerche in Internet per acquisire informazioni per il viaggio. Naturalmente quanto voglio esporre non ha nulla a che vedere con queste devianti parzialità di fede, non mi interessano nemmeno valutazioni di carattere etico, tantomeno ho intenzione di esprimere apologie su una situazione di cui non conosco assolutamente nulla, ed appunto per questo, una pur breve analisi antropologica è, di fatto, l’unica abilitata a fare chiarezza per offrire, almeno potenzialmente, l’opportunità di vedere il presente per quello che è e non per quello che appare attraverso frammentarie informazioni manovrate, spesso involontariamente, dalla propria fede etica o politica, qualunque possa essere.

In poche parole: mi prefiggo semplicemente di dare a Cesare quel che è di Cesare.

Mekong e Grotte Pk Ou

Nei paragrafi precedenti ho fatto un breve resoconto di carattere turistico ma ho dovuto necessariamente usare termini come: Repubblica Democratica Popolare del Lao, Museo della Rivoluzione, colonialismo, Resistenza… solo per citarne alcuni fra i più significativi, ed ho tralasciato appositamente di accennare alle bandiere rosse con falce e martello, e alle immagini e ai riferimenti a Marx e Lenin che ho trovato qua e là, pur in forma alquanto discreta. Infatti il Laos si dichiara Paese socialista e le presenti righe, pur non entrandovi nel merito, vogliono solamente introdurre il significato storico, sociale e culturale, antropologico appunto, che sottintende il termine usato.

Liberato il campo da possibili equivoci posso iniziare alcune osservazioni di carattere storico, imprescindibili per poter cogliere l’attuale situazione che non è possibile comprendere se non si accenna, pur brevemente, ad Adam Smith, filosofo ed economista scozzese vissuto nel 18° secolo e fondatore dell’economia politica liberista, dedotta da una sua errata interpretazione della “selezione naturale” (evoluzionistica) esistente in natura, e da lui traslata meccanicamente nell’ambito socio-economico umano. Nella convinzione di quell’epoca che vedeva un progetto e un ordine divino nelle cose, si riteneva che la lotta competitiva nel regno animale assolvesse alla finalità di migliorare le specie: oggi sappiamo che non è così, ma con le conoscenze e l’influenza culturale del 1700 le cose apparivano in quel modo. Smith era convinto che alcuni elementi come “la mano invisibile regolatrice” (allusione all’intervento divino), l’”interesse privato” e la “libera concorrenza” attraverso il “mercato”, avrebbero decretato la vittoria dei “concorrenti migliori”, con conseguenti ricadute dei benefici per l’intera umanità. Condizione per il buon andamento del processo costruttivo era, sempre secondo Smith, un discreto e minimale intervento dello Stato.

Le elaborazioni di Smith hanno dato un buon supporto filosofico e una buona base economica per l'allora nascente società capitalista europea che ha visto, successivamente, i suoi maggiori epiloghi nella Rivoluzione ideale francese e nella Rivoluzione industriale inglese.

Mekong e Grotte Pk Ou

I nuovi rapporti di produzione e le nuove scoperte furono le molle che resero inevitabile il cambiamento radicale della società feudale, che a sua volta, era nata dalle contraddizioni di quella schiavista. Ma questo nuovo cambiamento, pur scaturendo dal comune decadente feudalesimo, avvenne (e non poteva essere diversamente) attraverso due espressioni rivoluzionarie molto differenti fra loro, perché fortemente condizionate dalle rispettive dialettiche situazioni storiche, sociali ed economiche. Infatti, mentre la Rivoluzione francese, forte dell'illuminismo, e quindi delle nuove concezioni che questa propugnava, rompeva decisamente con le vecchie strutture e filosofie del potere (aristocrazia e religione); la classe capitalistica emergente in Inghilterra invece, non avendo una necessaria cultura filosofica, non si sentiva all’altezza di dirigere in proprio ogni funzione dello Stato, per cui raggiunse alcune mediazioni con l’aristocrazia e la religione, le quali mantennero gran parte dei precedenti privilegi.

La nuova società nascente, figlia di una lunga e travagliata gestazione nella vecchia, inevitabilmente ne decretò la morte, e col tempo la soppiantò ovunque, facendo fare all’umanità un ulteriore gradino verso una possibile futura società più matura. Oggi sappiamo che la bellissima trilogia “Libertà, Uguaglianza, Fratellanza”, altro non era che l’idealizzazione della nuova classe borghese che si accingeva ad assumere il potere. In realtà il servo della gleba perdeva la pur magra certezza del piccolo appezzamento di terreno, i mastri artigiani e le loro corporazioni perdevano il loro ruolo, le antiche famiglie patriarcali venivano smembrate, e queste nuove masse di diseredati si trasferivano nelle città in cerca di lavoro, dove uomini, donne, o bambini che fossero, offrivano la loro capacità lavorativa per 15, 16 ore al giorno in cambio di una misera paga che permetteva loro la semplice sopravvivenza per eseguire il lavoro del giorno successivo. Invece di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza, sorsero nuove divisioni sociali e nuove terribili sofferenze per una larga maggioranza della popolazione.

In questo contesto alcuni filosofi (definiti socialisti utopisti) cominciarono a concepire una società diversa, più giusta e umana, idealizzando aspetti immaginari: “come sarebbe bello se…” “bisognerebbe che…”, finché, a metà del 1800, uno studioso tedesco con una folta barba disse: “signori, questa società funziona in questo modo…, quindi se si vuole cambiarla con una più avanzata bisogna fare questo..., e questo..., e quest’altro...”. Questo studioso, chiamato “il Moro”, di nome era Karl Marx e aveva studiato per anni le società umane, facendo tesoro delle migliori elaborazioni che l'intelletto umano avesse elaborato fino ad allora, elaborando così una visione di carattere scientifico per la soluzione dei problemi che da sempre avevano attanagliato le varie società. Fra la poderosissima mole di testi che ha scritto, ha lasciato anche la seguente, all’apparenza modesta, frase: “il socialismo divide tutto quello che ha senza escludere nessuno, se ha molto divide molto, se ha poco divide poco, ma se non ha niente… allora salta fuori la solita merda!” E infatti riteneva inevitabile che si intraprendesse la costruzione della nuova società in un Paese avanzato filosoficamente, scientificamente e tecnologicamente, auspicando anche che questo potesse essere la Germania.

distillati locali

Ma le cose andarono diversamente anche se il cammino era iniziato: le due guerre mondiali, che l'attuale società ha necessitato per stabilire i propri rapporti economici, cambiarono ogni prospettiva e a quel compito tanto arduo ci provarono invece i paesi più arretrati e quelli ex coloniali, senza mezzi economici, senza tecnici, senza industrie, boicottati in ogni modo, e soprattutto, senza le irripetibili condizioni della Rivoluzione industriale europea resa possibile dalle colonizzazioni, dalle conquiste di interi continenti, dalla sottomissione o sterminio dei loro popoli, e dalla rapina sistematica di ogni tipo di ricchezza, durati mezzo millennio. Diceva un intellettuale nero nordamericano a metà del secolo scorso: “L'unica ragione per cui l'attuale generazione di americani bianchi si trova nella sua posizione di forza economica è che i loro padri fecero lavorare i nostri padri per più di quattrocento anni senza pagarli. Per oltre quattrocento anni noi lavorammo per niente. Fummo venduti da piantagione a piantagione come si vende un cavallo, una mucca, una gallina o un sacco di grano. Furono i vostri padri che fecero questo ai nostri padri e tutto quel denaro raccolto con la vendita di mia madre, mia nonna e mia bisnonna è quello che dà la possibilità all'attuale generazione di americani bianchi di andare in giro per il mondo a testa alta: sapete, come avessero una sorta d'intelligenza economica.”

Tutto sommato, la società idealistica, utopicamente ed erroneamente immaginata da Adam Smith, è una società basata sull’anarchia produttiva oltre che mossa da sentimenti egoistici, che potenzialmente, come nelle lotterie, offre il successo a tutti, mentre in realtà solo pochi possono vincere, e avvolge indistintamente chiunque in una lotta interminabile di ognuno contro tutti per la sopravvivenza o per maggiori (e talvolta sconfinate) ricchezze o potere personali. E’ una società che si regge sacrificando necessariamente la maggioranza dei suoi membri. E può addirittura assumere gli aspetti più contrastanti senza negare sé stessa, ad esempio sono capitalisti gli Stati Uniti, ma lo sono anche il Brasile o l’Arabia Saudita o qualunque monarchia o dittatura fascista, sì che in una rosa così variegata ci sarà sempre un esempio da assumere ad ogni bisogna.

Invece una società che permetta un nuovo balzo dell’umanità verso una fase più compiuta, quindi necessariamente pianificata per non escludere nessuno, con l’insita complessità che comporta e della quale, oltretutto, non esistono esempi affermati storicamente da poter seguire, richiede grandi capacità in ogni settore sociale e i mezzi necessari per realizzare gli obbiettivi posti, altrimenti si trasforma inevitabilmente in qualcosa d’altro che la nega, indipendentemente dalla volontà degli operatori.

Tenendo ben presente quanto esposto fino ad ora, si può arrivare all’Indocina colonizzata della prima metà del secolo scorso e allo sforzo immane di quei contadini per acquisire diritti umani e di libertà che i colonizzatori avevano enunciato ben due secoli prima per sé stessi, ma che nella pratica negavano con ogni possibile mezzo e ferocia agli altri.

Mekong e Grotte Pk Ou

Ritengo che per le nuove generazioni occidentali non sia possibile immaginare cosa abbia significato fare la Resistenza nella giungla, con un clima terribile e un territorio ostile, un pugno di riso ogni tanto, armamenti primitivi e scarsi; contro un nemico potente che disponeva di modernissime armi, aviazione ed elicotteri, per bombardare e irrorare col Napalm intere regioni, sterminando ogni essere vivente come fossero cavallette.

Il Laos è stato il Paese più bombardato in tutta la storia dell’umanità, anche in ragione di una guerra che non porta il suo nome, e ancora oggi una media di 10 contadini (oppure le loro mogli o i loro figli), vengono dilaniati ogni mese da ordigni esplosivi lanciati a tonnellate circa mezzo secolo fa dall’aviazione USA.

Una delle necessità degli occupanti stranieri è sempre stata quella di trovare, fra gli indigeni nei Paesi occupati, dei collaboratori per operazioni militari di supporto alle truppe d'occupazione. In Laos questi collaborazionisti erano composti dall’etnia Hmong che sono stati finanziati e armati dai francesi fino al 1950 e, successivamente dagli USA, attraverso l’intermediazione della Cia.

Ora il governo degli Stati Uniti nega di sostenere ancora i Hmong, ma il fatto è che questi continuano ad effettuare operazioni di terrorismo (anche se il termine è ormai altamente inflazionato e non lo uso volentieri, ma per una volta ritengo di doverlo fare perché appropriato), assaltando mezzi civili, e incrementando l’uso di bombe e mine. Viene quindi spontanea la domanda: chi gli fornisce i materiali bellici?

Una parentesi per chi vuole approfondire e comprendere meglio:

alcune considerazioni sul concetto di terrorismo sono espresse in un articolo apparso nel dicembre 2003 sulla rivista edita da generali dell'Esercito Italiano ISTRID - Istituto Studi Ricerche Informazioni Difesa e ancora leggibile a questo indirizzo: www.polesine.com/pagine/societa/internazionale/guerriglia_e_terrorismo.htmPer quanto riguarda invece la Resistenza laotiana è stato da poco pubblicato il libro “Asce di guerra” che partendo da alcune vicissitudini della Resistenza italiana e del primo dopoguerra italiano, uno dei protagonisti, Vitaliano Ravagli, si integra nella Resistenza laotiana descrivendo pagine drammatiche di quella storia. Il libro è leggibile integralmente all’indirizzo http://www.readme.it/libri/nuovi/asce.html, del quale i capitoli più attinenti al tema qui trattato sono quelli che riportano i titoli “Tre fratelli, lo zio Ho e lo zio Sam (Storia disinvolta delle guerre d'Indocina)” e alcuni, specialmente nella parte finale, intitolati “Sentieri dell’odio”. Dal testo si evince inoltre che è falso suddividere gli uomini in buoni e cattivi, la guerra è crudele e violenta da qualunque parte la si guardi, e non è vero che (come esprime banalmente la retorica) “i buoni muoiono con la faccia rivolta al sole” mentre “i cattivi muoiono mordendo la polvere”, l’unica eventuale discriminante possibile è che da una parte si muore per dare una spinta in avanti alla storia, mentre dall’altra si muore per porvi un freno.

Mekong e Grotte Pk Ou

Negli USA esiste la Legge “Freedom of Information Act” che, dopo alcuni decenni dai fatti accaduti, rende di pubblico dominio i documenti segreti che li riguardano. Attraverso questa Legge è stato possibile indagare fra le pieghe della storia e, poterla anche riscrivere. Ad esempio, l’affondamento del Maine nel 1898 nel porto dell’Avana; l’affondamento della Maddox nel Golfo del Tonchino nel 1964; il tentativo fallito di invasione di Cuba nel 1961, così come il processo e la condanna a morte di Sacco e Vanzetti o dei coniugi Rosenbergh, per citarne solo alcuni, erano tutte operazioni per creare le condizioni di una guerra o per immolare capri espiatori ad esigenze propagandistiche. Probabilmente dovremo aspettare qualche decennio per sapere chi arma i Hmong oggi, con il problema che per quanto una patata sia bollente, dopo qualche decennio è fredda e non interessa più a nessuno.

Concludendo questa lunga ma altamente insufficiente esposizione:

qualunque cosa si prefiggano di costruire i laotiani e qualunque filosofia essi osservino, volenti o nolenti, le basi materiali con le quali si trovano a confrontarsi quotidianamente sono ancorate alla condizione mondiale attuale e, a maggior ragione, alla propria storia, al colonialismo; alle immani distruzioni belliche subite per ottenere l’autodeterminazione; all’arretratezza tecnologica; alla mancanza di possibilità economiche; all’indifferenza, o peggio, al ricatto dei Paesi che vi si oppongono o ne vogliono condizionare le scelte utilizzando organismi internazionali o compiacenti strati sociali interni.

Purtroppo, pur essendo le basi di partenza quelle sommariamente esposte, esse non sono l'unico enorme problema da affrontare per un Paese che si pone interrogativi per il proprio futuro. Se l'ipotesi di una nuova società nasce dalle contraddizioni irrisolvibili di accumulo e sfruttamento della attuale, nonché dalla sua etica, la nuova società non deve essere immaginata come qualcosa di romanticamente ideale, priva di vizi e contraddizioni. Le inevitabili malformazioni e deviazioni che si presentano durante il cammino non debbono essere esclusivamente ricondotte, come un alibi, ai residui del passato, ma necessitano assolutamente di essere analizzate nel contesto in cui sorgono e affrontate con il massimo della scientificità possibile, mantenendo sempre alta la collaborazione di ogni strato sociale.

La sfida è in larga misura posta fra una visione utopica di teorica e meccanica interpretazione di modelli speculativi (in senso filosofico), e una razionale, scientifica, interpretazione materialistico-dialettica che sappia individuare l'origine di ogni problema nella complessità storico-quotidiana degli elementi che la manifestano.

Mekong e Grotte Pk Ou

Per ultimo è necessario rilevare che, secondo le leggi della natura, lo sviluppo progressivo di ogni sistema sociale porta ad una complicazione della sua formazione, all’aumento del pluralismo degli elementi e dei legami delle componenti che ne fanno parte, richiedendo quindi uno sforzo intellettivo non indifferente che, come già accennato in precedenza, dovrebbe essere intrapreso da chi ha i presupposti migliori per poterlo fare. Basti pensare che una qualunque società ha necessariamente regole proprie che si impongono al di là delle intenzioni dei singoli, e quindi, chi si propone il compito di costruire un nuovo sistema sociale più avanzato dell'attuale, non può prescindere da questo, quindi ne deve scoprire le Leggi (non inventarle), analizzarle, studiarle, ed applicarle con coerenza, coinvolgendo tutti i cittadini in questi complicati processi di apprendimento e di educazione ai valori della nuova società, senza la cui motivata collaborazione non può compiersi.

Ripeto: non ho elementi di giudizio sul cammino sociale intrapreso dai laotiani, potrebbero benissimo millantare un credito e nella pratica quotidiana contraddirlo in mille modi diversi, non lo so.

Ma accettando ipoteticamente per vero quanto loro dichiarano, mi rimane il dubbio che, proprio per le ragioni sopra esposte, e come diceva il vecchio di Treviri, “i rapporti di produzione non possono oltrepassare di molto il livello di sviluppo delle forze produttive” e quindi, alla fine, l'”impresa” si presenti fallimentare.

E quand’anche fosse così, sappiamo tutti che le incontestabili esigenze della maggioranza dell'umanità di uscire dal sottosviluppo non possono essere oggettivamente soddisfatte con le errate e oltretutto obsolete elaborazioni settecentesche di Adam Smith tuttora dominanti, per cui diventa inevitabile sperimentare la possibilità di costruire una società basata su nuovi presupposti di rispondenza alle attuali necessità che non possono più essere determinati dall'egoismo individuale.

E' questo che stanno sperimentando i laotiani? Non lo so, ma è indubbio che nelle loro dichiarazioni fanno riferimento a elaborazioni ideali di almeno un secolo più nuove di quelle che reggono l'attuale società in cui viviamo, e questo non è poco. Ma nella società umana, così come nella competizione della natura, vince il più forte, come diceva anche Adam Smith, sfuggendogli però il particolare che il più forte non ha necessariamente ragione!

Naturalmente se facciamo un pur sommario sunto storico constatiamo amaramente che “la violenza è la levatrice della storia”, di fatto ogni società ha sempre difeso strenuamente sé stessa reprimendo ogni tentativo di rinnovamento profondo che inevitabilmente porta a corrodere i grandi privilegi in essa esistenti, tanto è vero che l'attuale società nella sua fase nascente era considerata, dalla religione e dall'aristocrazia, allora imperanti, espressione del demonio e sovvertitrice di ogni naturale ordine, di gerarchia, di tradizione, di disciplina, di proprietà, comandati da Dio... e a difendere l'“Anziano Regime” vi era, come sempre, anche l'inconsapevolezza di una buona parte degli oppressi.

Ogni società incapace di evolvere diventa patologica, come un adolescente che non diventa uomo e la cui giovinezza si protrae oltre la normale necessità biologica.

Quindi ogni tentativo intrapreso per spingere in avanti la storia, anche il più improbabile, rimane comunque un patrimonio dell’umanità, assieme a tutti quelli precedenti, come lo è stato il primo tentativo fallito di Spartaco, lo schiavo che sfidò, inevitabilmente soccombendo, il potente impero romano.

[fine]


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