"Dove finisce la logica inizia la Thailandia".
Ogni volta che ho sentito questa affermazione ho avuto la netta sensazione
che intendeva rimarcare, in modo ironico e paternale, una presunta debolezza
nei comportamenti intellettivi thailandesi. Eppure questa, fra le frasi ricorrenti,
è probabilmente la più azzeccata! Infatti quando noi occidentali
ci riferiamo alla logica, lo facciamo in riferimento a quella aristotelica
della quale siamo figli e dalla quale, ancora oggi, derivano i nostri metodi
di giudizio e di analisi. Possiamo anche vivere tutta la vita senza sapere
nulla di Aristotele, però la nostra società che ha origini derivanti
dall'antica civiltà ellenica, ci trasmette conseguentemente i valori
filosofici nati e sviluppati circa 3 mila anni or sono, nel massimo della
sua elaborazione, prodotta appunto da Aristotele, così come il Diritto
odierno è direttamente discendente dall'antico Diritto dell'impero
Romano con tutto quello che ne consegue...
Purtroppo negli ultimi anni si è andata affermando nel nostro paese la
falsa pretesa che le nostre radici provengano dalla cultura cristiana, con
buona pace per la verità storica.
Il cristianesimo (del quale Cristo
non porta nessuna responsabilità), specialmente nella sua versione
paolino-cattolica, è stato imposto nei millenni dalle alte gerarchie della
chiesa con ogni sorta di violenza e sopraffazione, ma non ha prodotto nessun
fenomeno filosofico o comportamentale che abbia potuto sostituire la filosofia
e la logica formale di Aristotele, che rimangono il fondamentale strumento
di coesione del pensiero, continuamente rigenerantesi all'interno della società,
perpetuando una rassicurante identificazione collettiva. Anzi, è eclatante la dipendenza del cattolicesimo dalle elaborazioni aristoteliche, e la conseguente violenta difesa della fisica aristotelica che ne faceva la Chiesa utilizzando l'inquisizione per opporsi alla scienza nascente: la condanna di Galileo ne è un esempio lampante. Con la medesima insolenza ha preteso, alcuni anni orsono, di riabilitare Galilei, che in relatà non ha proprio bisogno di nessuna riabilitazione: cos'ha commesso? Eventualmente sarebbe la chiesa a dover chiedere la propria riabilitazione... ma andiamo avanti.
Sarebbe utile che qualche studioso di antropologia umana potesse analizzare
quali fenomeni hanno invece potuto avere luogo nella decontestualizzazione
sociale di quegli emigranti che per alcuni secoli hanno lasciato l'Europa
(e quindi il contesto sociale e filosofico che dava loro identità e
rassicuranza) per andare a colonizzare il Nord America, dove hanno trovato
una nuova coesione basata essenzialmente su una lettura estremamente fondamentalista
della Bibbia che li ha portati ad identificarsi con il popolo eletto con tutte
le sue battaglie, e per derivazione, con la legge della colt (sindrome di
John Wayne), ovvero i due volti della giustizia e fondamento interpretativo
e analitico: la Bibbia e la pistola! Sono convinto che lì sia racchiusa
la radice della dissoluta pretesa USA della propria missione di imporre il
loro dominio sul mondo, esasperatamente convinti di rappresentare "il
Bene" nella sua messianica battaglia per sterminare "il Male".
Quello che noi indaghiamo con analisi sociologiche, loro lo spiegano facendo
riferimento ai profeti di un unico libro e in base alla loro convenienza economica.
Con queste premesse non può esiste un dialogo fra uguali... e infatti
non esiste. O si è consenzienti oppure si è canaglie, per dirla
con le parole del loro primo cittadino.
Essenzialmente degli USA, che si sono generati in una situazione di decontestualizzazione
delle genti che li componevano, che quindi erano (e sono) inconsapevolmente
privi di ogni radice culturale, indotti per conseguenza ad una retrocessione
bio-sociale che li porta ad usare prevalentemente i muscoli che non il cervello
(esattamente come i loro super-eroi), si può dire che dove finisce
ogni Logica iniziano gli USA.
In Thailandia la logica formale di Aristotele non fa parte delle sue radici
culturali, ma è anche vero che non c'è la medesima condizione
di quello sfortunato paese di cui accennavo sopra, le radici filosofiche thailandesi
hanno origini antichissime che provengono dall'India e dalla Cina, per cui
i metodi di giudizio e di analisi sono diversi dai nostri: semplicemente diversi,
non inesistenti o inferiori, diversi!
Un esempio: la logica aristotelica e la logica formale tradizionale falliscono
proprio nello spiegare una delle teorie più avanzate e dettagliate
nelle scienze naturali: la teoria dei quanti. È esemplificativo il
dualismo onda-particella, e i molti casi in cui il principio dell'aut-aut
(principio del terzo escluso) non vale: ad esempio tutta l'informatica quantistica
si basa sul concetto di qubit, dove il valore di un elemento d'informazione
non è o 0 o 1 (cioè non è binario), ma una sovrapposizione
di stati, né completamente 0, né completamente 1. Nell'immediato
dopoguerra molti furono i successi nella fisica quantistica nell'oriente,
proprio perché questo modo di pensare era più vicino alla loro
concezione del mondo, alla loro filosofia.
Qualcuno potrebbe obiettare che per "logica" si intende "razionalità"
e infatti i thai sono profondamente fatalisti e quindi non razionali, ma purtroppo
in questo caso pure l'occidente non è per niente razionale, e se ciò
non bastasse, nemmeno la nostra struttura di pensiero è razionale:
la razionalità è una condizione che eventualmente si raggiunge
con lo studio dopo aver potuto scegliere tra una visione filosofica idealistica
o materialistica, e generalmente solo in questo secondo caso.
La razionalità presuppone che il nostro pensiero sia derivato dalla
realtà concreta e non quest'ultima dal primo, però ogni insegnamento
che riceviamo non ci lascia questa scelta, il condizionamento idealistico
(in particolar modo in Italia con l'inasprimento crociano e la riforma Gentile)
è totale e assimilato nella più assoluta inconsapevolezza (infatti per questi presupposti storici nelle scuole italiane le materie scientifiche sono maltrattate più che in ogni altro paese).
Se subiamo un avvelenamento intestinale lo avvertiamo attraverso il dolore,
senza la necessità di avere conoscenze sul nostro apparato digestivo,
e così nel caso di un problema di insufficienza respiratoria lo avvertiremmo
senza avere nessuna nozione del nostro sistema respiratorio... Ma se siamo
vittime di una distorsione intellettuale non la rileviamo assolutamente come
errore, il nostro cervello nella nostra più totale inconsapevolezza
elabora interpretazioni e decisioni arbitrarie con gli unici strumenti che
possiede, e la possibilità che ha di avvicinarsi ad una interpretazione
che rispecchia la realtà è determinata dalla quantità
e dalla qualità delle informazioni ivi depositate. Il nostro concorso
consapevole in questo processo è nullo! Mentre la convinzione nella
esattezza del giudizio è totalmente incondizionata! Al punto che se
i fatti non coincidono... tanto peggio per i fatti.
Una controprova del comportamento non naturalmente razionale del cervello
umano possiamo dedurla dai nostri ricordi: se torniamo indietro ricordando
la nostra infanzia, ammettiamo senz'altro che, già da bambini, eravamo
pieni di certezze, ma se con i ricordi facciamo alcuni balzi nel tempo fino
a ritornare all'oggi, ci accorgiamo che in ogni periodo della nostra vita
eravamo sicuri delle nostre convinzioni, salvo poi, passati un po' di anni,
ammettere che precedentemente credevamo erroneamente certezze quelle che invece
non lo erano o, più semplicemente, ammettiamo che in precedenza le
nostre valutazioni erano molto più incomplete. E la cosa si ripete,
precisa pur a livelli differenti, fino al presente. Insomma, l'esperienza
ci dice che in ogni fase della nostra vita viviamo erroneamente e momentaneamente
di sicurezze (capacità interpretative e analitiche) che successivamente
noi stessi smentiamo, ripetendo la medesima incrollabile convinzione in ogni
periodo presente, senza mai capire coscientemente che la nostra struttura
di pensiero avrebbe bisogno di maggiori elementi di maturità analitica.
Inoltre un determinato contesto sociale ci fornisce alcuni strumenti e non
altri, e che, quindi, non potranno mai essere da noi utilizzati per le nostre
valutazioni. Ad esempio, gli italiani che conoscono la lingua thai vedono
palesemente i limiti espressivi in essa contenuti, ma non è così
per i thai che continuano ad usarla, quindi, per analogia, quali sono i limiti
della nostra lingua che per la semplice ragione di non conoscerli non riusciamo
nemmeno a sospettare? E questo vale nella stessa misura per la storia, la
geografia, la sociologia... Quante mancanze e deformazioni abbiamo noi nell'ampio
spettro delle conoscenze, ma con le quali conviviamo tranquillamente per il
solo fatto di non esserne a conoscenza? Quindi il problema principale non
è quello di vedere i limiti degli altri, questo è molto semplice
e lo sanno fare tutti, il problema vero è quello di non vedere i propri,
quelli della propria cultura, che porta molto spesso gli occidentali a ritenersi
superiori agli altri e in diritto di giudicare chiunque con il proprio metro
di giudizio (e di interesse).
Una delle grandi differenze tra la filosofia greca e quella orientale è che la prima aveva come obiettivo la conoscenza del mondo, quindi oltre alle speculazioni ha portato ad un grande sviluppo delle scienze, mentre la seconda aveva come obiettivo la conoscenza interiore dell'individuo, quindi esclusivamente fatta di speculazioni filosofiche metafisiche che ha sviluppato una particolare predominanza idealista e mancanza di razionalismo di carattere scientifico.
La filosofia e la scienza sono due modi di interpretazione del mondo ma non
gli unici, la differenza sostanziale tra il filosofo e lo scienziato è
che il primo riflette e argomenta (speculazione) sulle cose, mentre il secondo
deve seguire un metodo complesso per l'analisi dell'oggetto in esame: osservazione;
esperimento; comparazione; ipotesi; analogia; modellazione; induzione e deduzione;
analisi e sintesi...; o attraverso dimostrazioni logico-matematiche, onde
evitare che la sua interpretazione possa prevalere sul risultato. Si può
dire che al primo basta il proprio cervello pensante, mentre il secondo ha
bisogno anche di un laboratorio.
Naturalmente l'affermazione "scienza" viene riferita al "metodo"
e non ai tecnici, o politici, o economisti che ne condizionano ed eventualmente
ne distorcono lo sviluppo: la scienza in sé è semplicemente
un "metodo di analisi", certamente imperfetto ma oggi è il
migliore che abbiamo, anche se la società in cui si trova ad operare
ne assume il controllo ed eventualmente la può utilizzare in funzione
di interessi e privilegi che nulla hanno a che vedere con le necessità
umane.
Dicevo che la filosofia e la scienza non sono gli unici strumenti di interpretazione
del mondo, fra le altre vi è, ad esempio, la religione che fornisce
la "verità rivelata", non discutibile secondo i canoni filosofici
e nemmeno verificabile con il metodo scientifico, a sorreggerne le affermazioni
metafisiche è solamente la condizione di accettazione per fede.
E' indubbio che sia la filosofia che la scienza hanno avuto un grande ruolo
per lo sviluppo dell'umanità ed è auspicabile un concatenamento
dei propri ruoli per razionalizzare maggiormente il loro contributo, quindi
la filosofia dovrebbe fare il salto di qualità divenendo compiutamente
"filosofia della scienza", mentre la scienza avrebbe bisogno di
"operatori" con una maturità biosociale più evoluta,
mentre oggi la maggior parte di essi si collocano come enormi freni nei suoi
confronti.
Purtroppo stiamo vivendo un profondo riflusso culturale per cui, a partire
dalle scuole, della filosofia si insegna una forma che eufemisticamente si
può dire caricaturale, mentre le scienze vengono sempre più
spinte nel limbo delle materie penalizzate, fra la popolazione quindi si diffondono
sempre più comportamenti irrazionali, che addossano alla scienza le
palesi responsabilità di un suo uso distorto effettuato da parte della
società (salvo poi a sostenere, irrazionalmente, la società);
si considera la scienza chiusa e settaria, mentre si seguono pratiche vecchie
di migliaia di anni e senza nessun riscontro razionale ma che a volte hanno
solo un buon castello filosofico alle spalle, come l'agopuntura, a volte perfino
una cattiva e squalificante filosofia come l'omeopatia; si diffondono sempre
più pratiche cialtronesche di magia, esoterismo, occultismo...
Quindi è vero: dove finisce la Logica inizia la Thailandia... ma da
quale pulpito viene la predica!
PS
A pochi giorni dalla pubblicazione di questa pagina avvenuta il 19 marzo 2006,
ho ricevuto alcune comunicazioni che tendono a considerare alcune mie affermazioni,
qui espresse, sostanzialmente delle forzature alla realtà. Gli appunti
non riguardano il tema centrale espresso in questa pagina, ma alcuni aspetti
collaterali riguardanti gli Stati Uniti d’America. Sostanzialmente si
mettono in dubbio le mie affermazioni sull’uso smodato della violenza
degli Usa e, in secondo luogo, l’affermazione di mancanza culturale
negli Usa.
Ringrazio chi mi ha fatto queste osservazioni, che però avrei preferito
ricevere accompagnate da alcune affermazioni esplicative che invece erano
assenti, per cui, non potendo usare un filo conduttore, ho pensato di rispondere
evitando inutili approfondimenti che non fanno parte delle caratteristiche
del sito, ma con due esempi che potrebbero essere definiti clementi e significativi,
pur nella loro semplicità.
Sull’uso smodato della violenza degli Usa:
Il 4 luglio negli Usa viene festeggiata/celebrata la festa dell’Indipendenza
e dell’orgoglio americano, certamente è il giorno più
importante per gli Usa che viene chiuso con spettacolari rappresentazioni
pirotecniche. Ebbene, lo scorso anno 2005, come palcoscenico è stato
usato lo spazio: con un missile si è bombardata (niente popò
di meno...) una stella cometa! Sarà anche vero, come si afferma, che
questo darà dei grandi risultati scientifici (anche Mengele diceva
di ottenerli), ma è altresì vero che un risultato scientifico
sarebbe da attendersi anche solo dall'effetto di una pennellata di vernice
gialla sulla parete rocciosa di un asteroide qualunque... invece di sparare
un missile! Ma indubbiamente questo gli è più congeniale. E
comunque, cercando il lato positivo in ogni cosa: meglio un missile contro
una cometa, che uno in più su qualche città, no?
Sulla mancanza di cultura negli Usa:
tanti anni fa un grande cantautore italiano in una sua canzone diceva degli
Usa che «la cultura non li ha mai scalfiti», mi sentirei di aggiungere
che però l’arroganza li ha sommersi!
Vediamo un piccolo esempio: la numerazione romana è espressa con simboli
appropriati, “I”
indica “uno/primo”, “II”
indica “due/secondo”, “III”
indica “tre/terzo”... con l’avvento delle macchine da scrivere,
e poi dei computer, nei quali non sono previsti i tasti per i numeri romani,
per indicarli si usa il carattere alfabetico “i” nella versione
maiuscola “I”,
che riproduce casualmente, ma fedelmente, il numero originale. Gli Usa che
naturalmente non sanno nulla di numeri romani, nella loro “infinita
fantasia” e nello spirito di “primi della classe” si debbono
essere detti: «questa numerazione di “i ” maiuscole che
tutti usano, a noi non piace! Quindi noi usiamo la “i” minuscola»...
e così hanno fatto! Per cui nelle numerazioni delle prefazioni dei
libri, ma a maggior ragione, nei manuali (dove la numerazione romana viene
molto usata), la prima pagina viene contrassegnata “i”, la seconda
“ii”, la terza “iii”, la quarta “iv”...
Ma il fatto buffo, e nel contempo tragico, è che l’incongruenza
dell’uso dei caratteri minuscoli si sta diffondendo anche fra chi, pur
possedendo una cultura, se ne dimentica, adottando l’inopportuna accettazione
acritica (per dirla con un eufemismo) di tutto quanto proviene dagli Usa.
Ma questo è un altro discorso...
Questa pagina č stata fatta il
19 Marzo 2006
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